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Champions League - Prodezza di Ronaldo, il Porto è condannato

Dopo il 2-2 dell'andata all'Old Trafford, i campioni del mondo in carica vincono all'Estádio do Dragão (impresa mai riuscita a nessun club inglese nei quarti) soffrendo i lusitani ma guadagnano l'accesso alle semifinali di Champions League. Decisiva la rete di Cristiano Ronaldo dopo soli sei minuti


Ci voleva una mezza impresa. Ma diciamo pure che senza la perla firmata da Cristiano Ronaldo il Manchester United sarebbe stato eliminato: la squadra di Ferguson ha sofferto troppo le sfuriate di un Porto volenteroso e generosissimo fino alla fine. E ora contro l'Arsenal in semifinale, i Red Devils dovranno mettere in campo ben altre qualità.
Contro la squadra di Jesualdo Ferriera (fermato dalla Uefa con un turno di squalifica per un gestaccio all'arbitro nella gara contro l'Atletico Madrid) torna Rio Ferdinand che al centro della difesa si schiera accanto a Vidic. La sua presenza è quanto mai necessaria per far fronte agli attacchi di Hulk e Lisandro Lopez.
All'Estadio do Dragao il primo pericolo arriva da Hulk dopo cinque minuti: il tiro dell'attaccante viene bloccato da Van der Sar. Un minuto dopo l'Estadio do Dragao viene gelato: Cristiano Ronaldo dai trentacinque metri lascia partire un missile di collo pieno che si insacca all'incrocio dei pali nonostante il tuffo del povero Helton. La rete fantastica del Pallone d'Oro lascia un po' tramortiti i Draghi, con il Manchester vicino al raddoppio con un destro di Carrick dalla distanza. Al 20' si svegliano i padroni di casa: gran punizione di Bruno Alves che sfiora il palo: poco dopo è pregevole il gesto atletico di Lisandro Lopez che in area ruba il tempo a Ferdinand e in mezza rovesciata costringe Van Der Sar a un non facile intervento.
Lo United spinge solo a tratti e al 30' la sventola di controbalzo di Giggs sul cross O'Shea costringe Helton alla parata in due tempi. Due minuti più tardi Lucho Gonzalez è costretto ad uscire per infortunio e viene rimpiazzato da Mariano Gonzalez. Ma è Bruno Alves ancora a sfiorare il pareggio con un imperioso colpo di testa che termina fuori di un soffio. Nel finale è Vidic il protagnosita nel bene e nel male: prima il fallaccio su Rodriguez gli costa il giallo, poi il difensore calcia incredibilmente alto da due passi fallendo in modo incredibile il 2-0.
La ripresa si apre su ritmi infernali: dopo un affondo di Berbatov, il Porto si rende pericoloso con il sinistro ad uscire di Raul Meireles che sfiora la traversa. I Draghi continuano a spingere: cross di Rodriguez per la testa di Gonzalez che non trova la porta... I campioni d'Europa soffrono: Van Der Sar al 79' esce a vuoto ma viene graziato dall'impreciso colpo di testa di Rolando che non trova la porta. Il Porto si getta generosamente tutto in avanti, Meireles crossa al centro per Lisandro Lopez che di prima intenzione gira verso la porta ma troppo centralmente. Gli ultimi assalti non portano risultato, e nel finale il solito Ronaldo va vicino al pareggio con un termendo fendente respinto da Helton.
I Red Devils avranno anche sei candidati al premio di miglior giocatore della Premier League, ma questa squadra deve ritrovare la solidità venuta meno dal crollo con il Liverpool di un mese fa. Contro i lusitani lo United è rimasto imbattuto ma non ha preso gol solo per caso. Le prodezze dei singoli potrebbero non bastare più

Paolo Sperati / Eurosport

Champions League - Tripla cannonata: Sottomarino a picco

L'Arsenal si qualifica per le semifinali di Champions League vincendo 3-0 la gara di ritorno contro il Villareal, dopo l'1-1 dell'andata. I Gunners terminano il primo tempo in vantaggio 1-0 con un gol Walcott, poi chiudono la pratica nella ripresa grazie ad Adebayor e a un rigore di Van Persie


La semifinale di ritorno tra Arsenal e Villareal non ha avuto storia: i Gunners staccano il biglietto per le semifinali liquidando la pratica spagnola con un rotondo 3-0 al termine di 90 minuti spettacolari. La squadra di Pellegrini si è presentata all'Emirates Stadium con alcune assenze importanti (quella di Senna in primis) ma decisa a dare battaglia per mettere in difficoltà gli uomini di Wenger, che del resto giocava con una difesa praticamente inventata.
Peccato che a fare acqua da tutte le parti sia stata la difesa ospite, e se non fosse stato per la buona sorte, gli spagnoli avrebbero potuto chiudere il 1° tempo con un passivo decisamente più pesante. Invece sono andati negli spogliatoi sotto di un solo gol, che per la verità non è stato frutto di una disattenzione della retroguardia bensì di un geniale colpo di tacco di Fabregas a smarcare Theo Walcott, e del perfetto tocco sotto dell"inglese a superare Lopez in uscita (10'). La reazione del Sottomarino Giallo è inconsistente, e sono anzi i Gunners a sfiorare il raddoppio quando Lopez per poco non diventa protagonista di un clamoroso autogol e Rodriguez spazza via sulla linea di porta.
Nel secondo tempo il Villareal parte con piglio più determinato ma Rossi ha poche occasioni per mettersi in mostra. Al 60' Rodriguez si dimentica in area di Adebayor, Van Persie gli offre un assist perfetto e il togolese di esterno destro batte di nuovo Lopez. La partita in pratica finisce qui, ma a far crollare le residue speranze del Villareal ci pensa una scivolata in area di Godin che atterra Walcott: intervento fose non così netto eppure sconsiderato: Eguen ha qualcosa da dire a Stark e si becca l'espulsione, così, quando Van Persie trasforma dal dischetto, il Villareal si ritrova sotto di tre reti e in inferiorità numerica. Gli ultimi minuti non posono più cambiare l'esito di questa sfida, se non ad evitare la goleada. L'Arsenal è atteso adesso dal derby con il Manchester United mentre il Barcellona sfiderà il Chelsea: due semifinali che promettono scintille e, si spera, ancora una valanga di gol.

Eurosport

Champions League - Chelsea-Liverpool di pura follia: 4-4!

I Blues vanno in semifinale dopo un ritorno incredibilmente ricco d'emozioni. Nel primo tempo vanno a segno Fabio Aurelio e Xabi Alonso. Nella ripresa i Blues vanno sul 3-2 con Drogba, Alex e Lampard, ma nel finale Lucas e Kuyt riportano avanti il Liverpool. Chiude tutto ancora Lampard all'89'


Una sfida tra Chelsea e Liverpool senza John Terry (squalificato) e Steven Gerrard (infortunato) rischia di essere poca cosa. Specie se all'andata i Blues si sono permessi di espugnare Anfield Road con un roboante 3-1. Ma così non è. I Reds scendono a Stamford Bridge sognando di poter ripetere la rimonta vista a Istanbul contro il Milan. Rafa Benitez rimpiazza il capitano con Lucas Leiva, passando a un 4-3-3 che tiene fuori dei giochi anche Riera. Guus Hiddink invece lascia intatti dieci undicesimi della formazione vista all'andata, con il solo Ricardo Carvalho al posto del già citato titolare.
Le sensazioni della vigilia, però, durano poco. Giusto il tempo di permettere all'inno della Champions League di suonare per la gioia dei tifosi Blues già pronti alla festa. Da lì in avanti (almeno sino al 45') il colore giusto è quello rosso. Perché il Liverpool mette in campo l'anima e qualcosa in più. Pressing asfissiante e rabbia. Più un errore marchiano di Cech. Al 19' Fabio Aurelio batte sul primo palo una punizione dalla destra sui 30 metri. Un tiro tanto preciso quanto lento. Peccato che Cech vada in uscita e si dimentichi di controllare la sfera. Ed è 1-0.
Il Liverpool si gasa, il Chelsea prende paura. Passano altri otto minuti e i Reds conquistano un calcio di rigore. Altra punizione di Fabio Aurelio e altro regalo, questa volta da parte di Ivanovic. L'eroe di Anfield Road trattiene ingenuamente Xabi Alonso. Ed è penalty. Dal dischetto va lo stesso spagnolo che spiazza Cech per il 2-0. Stamford Bridge è gelato, ma Hiddink si alza dalla panchina e sveglia i suoi con un grido dei più forti. Al 35' entra a sorpresa Anelka al posto di Kalou, che pure era sembrato il più attivo dei suoi. E i Blues quanto meno chiudono in avanti il primo tempo.
La ripresa è un'altra storia. Il Liverpool pare in grado di poter continuare a premere, ma al 51' succede qualcosa di incredibile. Anelka scappa sulla destra e crossa dal fondo. Un pallone innocuo sul quale Drogba si avventa come un rapace d'area autentico. La palla va sul primo palo e non sembra imparabile. Reina, però, conferma che non è serata per portieri e si fa anticipare. È gol, quello dell'1-2. Il Liverpool può solo sperare nei supplementari.
Eppure la speranza dura poco. Perché i Reds commettono troppi falli al limite dell'area. Sul primo Drogba fa gridare al gol, sul secondo Alex segna sul serio. Una bomba dai 35 metri che sorprende Reina con una traiettoria a giro (57'). Game, set and match, verrebbe da dire. Il Liverpool tarda a reagire, i Blues gestiscono il risultato e ci provano in contropiede. In pura ripartenza paiono mettere i titoli di coda (76'). Ballack recupera palla a Xabi Alonso, apre per Drogba che sfonda a sinistra e serve Lampard sul secondo palo. Per l'inglese è un gioco da ragazzi insaccare il 3-2 con cui sembra terminare il match.
Benitez abbocca e toglie Fernando Torres rimpiazzandolo con N'Gog. Sembra finita sul serio. Ma non è così. Perché nel giro di due minuti (tra 81' e 83') il Liverpool torna in avanti. Prima una preghiera di Lucas dai 30 metri viene esaudita da una deviazione di Essien sulla quale Cech ancora una volta non è reattivo. Poi un cross dalla sinistra di Riera viene fatto preda di Kuyt, che mette dentro di testa e rabbia il gol del 3-4.
Con sette minuti più recupero da giocare può succedere ancora di tutto. Drogba sfiora il gol, Lampard lo mette (89'). Anelka appoggia per l'inglese che, appena entrato in area, lascia partire un destro da biliardo. Doppio palo e 4-4. Il Liverpool si getta ancora in avanti, Essien salva sulla linea un tiro a botta sicura di Benyoun conseguente all'ennesima stecca di Cech. È l'ultima emozione.
La squadra di Hiddink accede alla semifinale, lì dove incontrerà il Barcellona. Il Liverpool riesce nell'impresa ma solo a metà e per il secondo anno di fila deve abbandonare la Champions per mano dei Blues, che mai erano riusciti in tale impresa con Mourinho in panchina. Con o senza il portoghese questa sfida è sempre speciale. Quella di questa sera lo è stata ancor più di sempre. Roba da non credere. Una partita talmente folle che è addirittura difficile credere che si sia giocata. Chelsea-Liverpool 4-4. Così è se vi pare...

Eurosport

Champions League - Il Barça si accontenta, 1-1 a Monaco

Il Barcellona di Pep Guardiola capitalizza il vantaggio dell'andata (4-0) e con un 1-1 all'Allianz Arena passa alle semifinali di Champions League per la terza volta in quattro anni. Segna Ribery, pareggia Keita...

Serviva un'impresa impossibile al Bayern Monaco: ma per avere la meglio su questo Barcellona forse sarebbe stato meglio parlare di miracolo. Troppo superiore la squadra di Pep Guardiola che anche all'Allianz Arena ha dimostrato di essere non uno, ma qualche gradino sopra il pur generoso Bayern allestito da Jurgen Klinsmann. I bavaresi, trascinati da un Franck Ribery superlativo, ci hanno messo anima e cuore, sono passati in vantaggio (proprio con il francese, a inizio ripresa), ma poi si sono dovuti accontentare di portare a casa un pareggio: comunque un degno epilogo, dopo il tracollo subito al Camp Nou appena una settimana fa. La sintesi del doppio confronto tra Bayern e Barça sta tutto nel gol dei blaugrana: la rete di passaggi che porta al tiro di Keita porta la chiara firma di Guardiola, un allenatore che vuole che il successo dei suoi passi per il gioco. E l'impressione è che nella semifinale contro il Chelsea (martedì 28 aprile al Camp Nou e mercoledì 6 maggio a Stamford Brdige) ci sarà veramente da divertirsi.
Pep Guardiola presenta un Barcellona quasi al completo, dimostrando di non sottovalutare la prova, come sbandierato ampiamente alla vigilia: non c"è Marquez, squalificato, mentre Henry, febbricitante, va in panchina. Iniesta scala in attacco al fianco di Messi ed Eto"o, mentre il maliano Keita va a centrocampo per formare una diga invalicabile con Yayà Toure.
Jurgen Klinsmann deve fare a meno degli infortunati Klose (vicecapocannoniere di Champions con 7 reti), Oddo e Schwinsteiger, ko all'ultimo momento: sono due gli innesti rispetto al tracollo del Camp Nou, oltre ai rientri di Lahm e Lucio. Sosa va largo a destra, mentre Ottl rileva Hamit Altintop in mezzo al campo.
Il Bayern, oltre che con i blaugrana devono vedersela anche con la storia: nessuna squadra infatti è mai riuscita a ribaltare quattro gol di svantaggio. I bavaresi vogliono un gol subito, per dare un senso a un match altrimenti già deciso: Ribery spinge sulla fascia sinistra, Sosa parte molto bene dall'altra parte. E proprio da un cross di quest'ultimo nasce la prima palla gol del match al 6': la palla arriva infatti dalle parti di Toni il quale però la sfiora solamente di testa, non trovando il tempo per la conclusione. E' una grande occasione persa per i bavaresei ch con un gol avrebbero potuto cambiare il volto del match: è invece il Barcellona a prendere campo e con il passare dei minuti la mole di gioco dei blaugrana diventa schiacciante.
La ragnatela di passaggi imbriglia i tentativi di ripartenza del Bayern, mentre gli uomini di Guardiola cominciano a farsi più pericolosi dalle parti di Butt: Lucio prima e Demichelis poi sono bravissimi a fermare in scivolata due tentativi rispettivamente di Eto'o (al 33') e Messi (37'). La Pulce comincia a diventare imprendibile, anche se la marcatura di Lahm è altra cosa rispetto a quella dell'andata di Lell: il Barça del primo tempo però è tutto fumo e niente arrosto, e non trova una conclusione nello specchio avversario. Dall'altra parte, Sosa, dopo un avvio promettente sparisce dal match, e il solo Ribery porta la croce per i suoi dividendosi tra la fascia destra e la sinistra: è il francese l'unico a provare a dare un mano a Toni, troppo solo là davanti.
La ripresa parte subito con il botto, quello che ci voleva per rivitalizzarla: il Bayern infatti trova il gol del vantaggio con un grande spunto del solito Ribery. Il francese elude il fuorigioco della retroguardia blaugrana e su servizio di Zé Roberto arriva a tu per tu con Valdes: Ribery lo ipnotizza e lo fa secco un gran destro sotto la traversa. E' il 47' e Klinsmann carica i suoi: vuole subito il secondo gol. I bavaresi provano a mantenere alto il ritmo, ma il Barça sembra incassare il colpo senza soffrire più di tanto: i blaugrana infatti continuano il loro classico fraseggio anche se danno l'idea di non premere molto sull'acceleratore. Al 67' c'è spazio per una polemica tutta italiana, quando Rosetti non fischia su un possibile calcio di rigore su Toni (Piqué effettivamente aveva strattonato).
Al 73' il Barcellona annichilisce l'Allianz Arena: i giocatori di Guardiola mettono insieme un'azione degna da manuale del calcio, prima che Alves serva a Keita una palla che il maliano deve solo spedire in fondo al sacco con un sinistro fiondato appena all'interno dell'area di rigore. E' l'1-1 che di fatto chiude i giochi per la qualificazione, se mai ce ne fosse stato bisogno. I catalani infatti abbassano le marce, evidentemente soddisfatti di prestazione e risultato, mentre i bavaresi, stanchi per gli sforzi profusi, abbozzano solamente qualche tentativo. Passa il Barcellona, il Bayern è eliminato: nessuna novità dunque, con i blaugrana nella Top 4 del calcio europeo per la terza volta in quattro anni. Il Bayern invece è rimandato a tempi migliori: per Klinsmann c'è ancora del lavoro da fare.

Davide Bighiani / Eurosport

Champions League - Un super Adebayor risponde a Senna

Finisce 1 a 1 il match del Madrigal tra Villarreal e Arsenal. Padroni di casa avanti con una sassata di capitan Senna nel primo tempo. Nella ripresa si scatena Adebayor che firma il pareggio con una spettacolare rovesciata


Così come nella semifinale del 2006, anche questa sera Villarreal e Arsenal escono con un pareggio dal match del Madrigal. Finisce però 1-1 (3 anni fa 0-0) e questa volta la qualificazione resta aperta. Si deciderà tutto mercoledì 15 aprile al Fly Emirates di Londra, dove a questo punto i Gunners partiranno leggermente favoriti forti della rete in trasferta. E che rete. A firmarla l'attaccante togolese Emmanuel Adebayor, che pareggia il vantaggio di Senna nel primo tempo nel modo più spettacolare. Una rovesciata che lascia di stucco tutto il Madrigal e mette gli uomini di Wenger in una posizione di forza in vista del ritorno della prossima settimana.
Era anche la partita di Robert Pires, alla prima contro i suoi ex compagni. Pellegrini lo lascia però in panchina, preferendogli la velocità di Ibagaza. In avanti con Giuseppe Rossi c'è Llorente. Nell'Arsenal invece si rivedono Fabregas e Adebayor dal primo minuto, due pedine fondamentali dello scacchiere tattico di Arsene Wenger.
Meglio il Villarreal nel primo tempo. Gli spagnoli giocano senza stelle ma con un grande senso della posizione, applicazione e passaggi in velocità. L'Arsenal ci mette un po' ad entrare in partita e sembra soffrire la vivacità del Sottomarino Giallo che dopo 10 minuti passa. Ci pensa capitan Marcos Senna, il migliore dei suoi, a sbloccare il risultato con un destro dai 25 metri che si insacca all'incrocio dei pali. Una mazzata per l'Arsenal, che a parte un tiro di Nasri ben respinto da Lopez, non riesce a rendersi pericoloso. Sembra una serataccia per i Gunners, che perdono per infortunio il portiere Almunia (scontro con Rossi), costretto alla mezzora a lasciare il campo a Fabianski.
Il portiere polacco si rende subito protagonista con un doppio intervento su Senna e Capdevila, che strozza l'urlo del Madrigal. Piove sul bagnato in casa Arsenal, che sul finale di frazione perde anche Gallas, problema al ginocchio, sostituito da Djourou.
Nella ripresa Pellegrini manda in campo Mati Fernandez al posto di uno spento Cani. Si comincia sulla falsa riga della prima frazione, con il Villarreal che gestisce senza troppi patemi il vantaggio e anzi, sfiora il raddoppio ancora con Senna, in serata di grazia. Al 64' però, ecco la perla di Adebayor, fino a quel momento nullo, che controlla di petto un lancio dalle retrovie di Fabregas e in rovesciata trafigge l'incolpevole Lopez. Una mazzata per gli spagnoli, che di certo non si aspettavano tale prodezza. Il gol cambia la partita. Il Villarreal, stanco, non pressa più come nel primo tempo e lascia Fabregas, Nasri e Walcott liberi di inventare. I Gunners prendono il comando del gioco e sfiorano il vantaggio proprio con Nasri e Walcott, che lambiscono i legni della porta di Lopez.
Il Sottomarino Giallo si fa rivedere dalle parti di Fabianski sul finale di gara con la solita conclusione dalla distanza di Senna e un colpo di testa di Godin, ma sarebbe stato troppo.
Alla fine è 1 a 1. Va bene al Villarreal, che la partita ha rischiato anche di perderla. Va bene all'Arsenal, che potrà ora aspettare le sfuriate degli spagnoli, costretti a segnare nel match di ritorno al Fly Emirates.

Marco Castellaneta / Eurosport

Champions League - Tra Manchester e Porto vince lo spettacolo

All'Old Trafford finisce 2-2 l'andata dei quarti di finale di Champions League. Match bellissimo, intenso e che resta vivo fino alla fine: Porto che domina a lungo e che alla fine strappa un meritatissimo pareggio in vista della gara di ritorno in programma settimana prossima al Do Dragao

Forse una delle più belle partite delle ultime edizione della Champions League. E' questo il primo pensiero che verrà a in mente a tutti i fortunati appasionati di calcio che hanno avuto la fortuna di assistere al match dell'Old Trafford tra Manchester United e Porto. Di fronte, per l'andata dei quarti di finale di Champions League, i campioni in carica guidati da Sir Alex Ferguson contro lo spauracchio lusitano, capace nel 2004 di elimare proprio i Red Devils agli ottavi quando ancora c'era un certo Josè Mourinho in panchina. Al mago scozzese dello United non è bastato eliminare lo Special One - ora all'Inter- nel turno precedente per scongiurare una nuova beffa da parte dei campioni in carica del Portogallo.
Il nuovo Porto targato Jesualdo Ferreira gioca una partita praticamente perfetta, producendo un calcio tanto efficace quanto spettacolare: nel primo tempo lo United viene letteralmente schiacciato dai lusitani che sbucano in continuazione dalle parti di van der Sar. Il portiere olandese è in serata di grazia ed evita il peggio in più occasioni ma dopo appena 4 minuti è già costretto a raccogliere la sfera dal fondo della rete dopo il chirurgico sinistro a giro di Rodriguez che raffredda l'Old Trafford. Non basta nemmeno l'assurdo - e sciagurato - errore di Bruno Alves a scuotere Ronaldo e compagni: Rooney ringrazia per il passaggio del centrale portoghese, supera Helton con un pallonetto, firma il momentaneo pareggio ma è tutto inutile (16'). Il Manchester è irriconoscibile: manovra lenta, poche idee in mezzo al campo, Rooney e Ronaldo isolati e difesa bucata in continuazione dal tridente portoghese che non lascia punti di riferimento ai centrali di Ferguson. Il pubblico inglese prova a incitare i propri beniamini ma ogni coro dell'Old Trafford viene strozzato sul nascere da un agghiacciante silenzio di paura per i ripetuti pericoli dalle parti di van der Sar. Si va al riposo sull'1-1, un risultato che va esageratamente stretto alla formazione di Jesualdo Ferreira.
Nella ripresa la musica cambia un po': i giocatori del Porto abbassano pressing e ritmo di gioco e lo United riesce con più frequenza a rendersi perisoloso. Il match resta comunque gradevole anche perchè con il passare dei minuti le due formazioni si allungano e non c'è un secondo di pausa. Ferguson si gioca le cartucce Giggs e Tevez: il gallese comincia a sfornare cross invitanti ma nè Rooney nè Ronaldo riescono a bucare l'ottimo e attento Helton. Cinque minuti al novantesimo, giocatori in campo esausti, soprattutto quelli del Porto che hanno evidentemente esaurito le batterie e risultato che non si vuole proprio sbloccare: pareggio inevitabile dunque? Assolutamente no. Su una rimessa laterale di Neville, Rooney si inventa un colpo di tacco volante da favola che libera al tiro Tevez - bravissimo nell'inserimento - che brucia Rolando e deposita in rete il gol del 2-1. L'Old Trafford può finalmente sciogliersi in un ruggito.
Ruggito che, però, si trasforma nuovamente in silenzio glaciale quando all'89' Mariano Gonzales (ex Palermo e Inter, ndr) infila van der Sar, fissa il risultato sul definitivo 2-2 e scrive un finale da urlo a una partita da antologia.
Risultato giusto, non giusto, poco importa. Alla fine i giocatori lusitani lasciano il campo tra gli applausi dei sostenitori del Manchester, consci di aver avuto la fortuna di assistere a una simile show. Questo è il calcio, questo è spettacolo, questo è sport. E alla fine, a nessuno importa che non ci sia un vincitore: questa sera, infatti, a trionfare è stato il calcio.

Alessandro Brunetti / Eurosport

Roma: Maria Sensi: Champions? Finché c’è vita…

La moglie dell’ex presidente della Roma: «Io sono ottimista per natura»

«Io sono ottimista per natura e dico che finché c'è vita c'è speranza. Guai se non fosse così». Maria Sensi si affida a un detto popolare per non fare spegnere le residue speranze di quarto posto della Roma, a cinque punti dal Genoa. «Restano da giocare nove partite - dice la mamma del presidente della Roma a Radio Radio -. Aspettiamo fine campionato, poi farete tutte le critiche che volete. Ci può essere pure l'anno negativo, perché a tutte è successo, e se così fosse non succederebbe niente e si andrebbe avanti lo stesso. Non è questione di vita o di morte, prima di dire tante cose guardiamo alla situazione italiana. Fino a un mese fa la Roma scalava posizioni in Europa e raccoglieva elogi, ora siamo sottoterra? Ma scherziamo? Lasciamo stare...».

VOCI INCONTROLLATE - La signora Sensi, membro del cda giallorosso, non nasconde il suo fastidio per quanto si dice nell'etere romano e si scrive, a proposito, ad esempio, di mancati pagamenti di stipendio a giocatori e dipendenti: «Attenti tifosi, perché qui si stanno dicendo tante cose non giuste e chi deve pagare pagherà per le cose che dice. Gli stipendi, Pradè (al quale, stando alle cronache, non dovrebbe essere rinnovato il contratto, ndr), tutte cose assurde. Non so quale motivo ci sia per mettere zizzania nella Roma, quale fine. L'unica cosa che andrà rifatta saranno i campi, danneggiati dall'alluvione. Dopo due anni vanno rifatti a rotazione ma la ditta è sempre la stessa. Delusa? Da niente. All'inizio sulle prestazioni della squadra ha inciso anche la morte di mio marito, poi perdere la Supercoppa e l'accesso ai quarti di Champions per due rigori... Lasciamo stare...».

LE ULTIME PAROLE - Vorrebbe dire tante cose Maria Sensi ma cerca di frenare l'impeto: «Ma quali società non si autofinanziano? Si parla solo della Roma quando si parla di autofinanziamento. Vorrei dire tanto, perché in 14 anni di vicinanza con mio marito alla presidenza della Roma posso dire di conoscere tanto». Per questo non si sorprende di niente, nemmeno del fatto che il calcio italiano ancora non ha voltato del tutto pagina: «Le ultime parole di mio marito furono: “Marì, non cambia niente”».

fonte: corrieredellosport

E ora l'urna di Nyon: rischio derby inglese

Alle 12:00 a Nyon inizierà il sorteggio dei quarti di finale (7-8 e 14-15 aprile) e delle semifinali (28-29 aprile, 5-6 maggio) di Champions League. Quattro le squadre inglesi ancora il lizza: alto, dunque, il rischio di un derby inglese

Sarà il nostro Bruno Conti a sorteggiare i quarti di finale (7-8 e 14-15 aprile) e le semifinali (28-29 aprile, 5-6 maggio) di Champions League: il sorteggio avverrà a Nyon a partire dalle 12:00. Alle 13:00, invece, saranno effettuati gli abbinamenti per i quarti di finale (9-16 aprile) e semifinali (30 aprile e 7 maggio) di Coppa Uefa. Nessuna squadra italiana è in lizza in Champions League, mentre, per quanto riguarda la Uefa, tocca all'Udinese rappresentare i colori azzurri in Europa. I friulani, infatti, pur perdendo 1-0 contro lo Zenit nella gara di ritorno degli ottavi di finale, grazie al 2-0 dell'andata si sono qualificati, per la prima volta nella loro storia, ai quarti.
I sorteggi saranno totalmente liberi. Niente teste di serie né protezioni geografiche quindi. In Champions League, come ormai quasi consuetudine, l'Inghilterra la fa da padrone. Tutte e quattro le sue rappresentanti sono ancora in lizza. I detentori del Manchester United (che hanno eliminato l'Inter negli ottavi) ed il Liverpool (che ha stradominato il Real Madrid) sembrano un gradino sopra le altre due, anche se il Chelsea, vincitore contro Juventus, pare rinato dopo sostituzione in panchina di Scolari con Hiddink. L'Arsenal, che estromettendo ai rigori la Roma ha certamente dato un grande dispiacere a Bruno Conti, ambasciatore dell'Uefa per la finale che si svolgerà il 27 maggio allo stadio olimpico di Roma, è probabilmente un po' meno attrezzato.
Le concorrenti sulla carta più pericolose per le inglesi sono lo spettacolare Barcellona di Messi, Henry e Etòo ed il Bayern Monaco di Luca Toni, Miroslav Klose e Franck Ribery. La formazione diretta da Klinsmann, pur se preceduta in campionato dall'Hertha Berlino, ha strapazzato lo Sporting Lisbona negli ottavi di finale di finale (5-0 e 7-1). Nonostante due successi in Coppa campioni-Champions League nella sua storia, il Porto svolgerà un ruolo di outsider, così come il Villarreal di Giuseppe Rossi.
Oltre all'attaccante del Sottomarino Giallo e a Luca Toni, ci sarà anche il terzino del Liverpool, Andrea Dossena, a rappresentare i colori dell'Italia in questa fase finale di Champions League: "Anche se in Premier abbiamo vinto di larga misura, la squadra da evitare in Champions è proprio il Manchester United. Una squadra come il Manchester preferirei non incontrarla nemmeno in finale, per la sua forza e anche per la rivalità che c'è con il Liverpool. Oltre all'inglese, l'altro pericolo viene dal Barcellona, una squadra offensiva capace di giocare in spazi aperti. Tra le due, senza dubbio, sarebbe meglio affrontare gli spagnoli. Tra noi e loro, sarebbe una bel match per il modo simile che abbiamo di interpretare la partita" - ha spiegato l'ex giocatore dell'Udinese.
In Coppa Uefa, oltre all'Udinese, si sono qualificate due ucraine (Dynamo Kiev e Shakhtar Dontetsk), due francesi (Olympique Marsiglia e PSG) e due tedesche (Werder Brema e Amburgo). L'ultima ad entrare nell'urna è il Manchester City, che ha portato a 5 le inglesi in Europa.

Eurosport

Vendere Ibra per vincere la Champions League

Quarantaquattro anni senza Coppa Campioni, ops oramai Champions League. E' questa la triste ma, inattaccabile, statistica che condanna tutti i tifosi nerazzurri ad ammirare in bianco e nero le immagini dell'ultima coppa dalle "grandi orecchie" che ha varcato la sala dei trionfi di via Durini.

Poi il nulla, tante illusioni, ma soprattutto molte, moltissime delusioni. Basti pensare alle ultime quattro edizioni che hanno visto uscire malamente i nerazzurri prima ai quarti (contro il non irresistibile Villarreal) e poi per tre edizioni di fila agli ottavi. Milanisti e juventini, nel frattempo, si divertono infierendo sul malcapitato amico o collega interista con frasi ad effetto ("sono interista ed esco sempre agli ottavi"), simpatici video o vignette che spopolano sui maggiori social network del momento.

Il povero interista non può nemmeno aggrapparsi alla convincente prestazione messa in luce a Manchester, e non può far altro che fidarsi del santone portoghese arrivato la scorsa estate a Milano proprio per provare a vincere la tanto agognata Coppa cosa che a lui è già riuscita per altro con il Porto. Il primo tentativo è andato male, ma il santone lusitano ha tranquillizzato tutto il popolo nerazzurro: "Io e la società stiamo già progettando la squadra per l'anno prossimo: la rosa è buona, ma per vincere la Champions servono i campioni".

Eccoci dunque al punto: la Coppa Campioni si vince con i Campioni. Ma l'Inter non li ha? O ne ha pochi? O sono "finti campioni"? Il problema però è un altro: Mourinho a quanto pare non vuole più allenare la squadra di Mancini. Per restare a Milano, il portoghese vuole almeno 3-4 innesti di assoluta qualità. Ma Moratti dove può trovare le montagne di euro necessarie per accontentare il santone portoghese?

Una soluzione, forse paradossale, c'è: per vincere la Coppa Campioni, si vende il Campione numero uno della rosa e si costruisce la squadra che vuole il mago lusitano. Perché no? Vendere Ibrahimovic e acquistare 3 o 4 campioni. Bestemmia! Vendere Ibra? Ma come.... Non è la stella indiscussa dell'Inter? Non è uno dei giocatori più forti al mondo? In casa Inter non sono anni che si sponsorizza lo svedese come prossimo vincitore del Pallone d'Oro?

Già, ma si parla sempre del prossimo. Ed è proprio questo il punto. Ibra è sicuramente un grandissimo campione, ma non un fenomeno. O meglio: lo svedese è decisivo in Italia, ma in Europa si trasforma. Un po' come "dottor Jekyll e mr. Hyde". Quando parte la musichetta della Champions, l'attaccante cresciuto nei vicoletti di Malmoe diventa un giocatore qualsiasi, anzi un attaccante con una preoccupante idiosincrasia verso il gol. In Svezia, con la maglia della sua nazionale, dicono abbia esattamente lo stesso problema. Un'allergia impressionante, incomprensibile, ma testimoniata dalle zero reti messe a segno nelle 16 presenze nella fase a eliminazione diretta della massima competizione europea. E non si parla solo di Inter, ma anche di quando Ibra vestiva la maglia dell'Ajax, prima, e della Juventus, poi.

Il prossimo 3 ottobre, lo svedese compirà 28 anni, non molti ma neppure pochi; il suo ginocchio solo un anno fa aveva cominciato a lanciare i primi segnali di pericolo, e in Europa ci sono ancora molti club disposti a fare follie per acquistarlo: ecco tre valide motivazioni che potrebbero spingere Moratti a vendere Ibra. Una mossa a sorpresa, impensabile fino a pochi mesi fa, un po' pazza forse: ma d'altronde l'Inter è una squadra pazza. Lo dice anche l'inno nerazzurro. Una scelta coraggiosa, fuori dagli schemi, ma probabilmente necessaria se Moratti vuole finalmente emulare papà Angelo in Europa e nel mondo. C'è solo un piccolissimo rischio: cosa succederebbe se Ibra lasciasse veramente Milano andando poi a vincere la Champions con un'altra maglia, magari quella del Barcellona...?

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Svelato il mistero, ecco il Final Rome

Durante una cerimonia svolta nei giardini di Colle Oppio, è stato presentato il pallone che verrà utilizzato nella finale di Champions League. Si chiama Final Rome e, a detta degli esperti, è assolutamente innovativo nel design e nella struttura

Con lo slogan "Welcome to the history" è stato presentato nella mattina di lunedì nella splendida cornice della Terrazza del Colle Oppio il pallone dell'Adidas per la finale di Champions League che avrà luogo a Roma il prossimo 27 maggio. Unico nel design e nei colori che richiamano le nuances proprie della città eterna, il nuovo pallone sarà uno degli indiscussi protagonisti della finale.
Chi meglio di Rudi Völler poteva presentare il pallone che verrà utilizzato in finale? Nessuno! Lui che a Roma ha vinto con la maglia giallorossa. Lui che a Roma è diventato campione del mondo nel 1990. Lui che si è sempre espresso in favore della realizzazione di nuovi stadio per il calcio nella capitale. Völler, vedendo il pallone, non ha potuto che fare i complimenti: "Il design è davvero unico, la struttura è studiata in modo tale da permettere un'aderenza ottimale tra il pallone e lo scarpino. Sarà veloce e questo potrebbe far venire un brutto mal di testa ai portieri... E' davvero bello, faccio i miei complimenti a chi lo ha studiato".
Complimenti davvero meritati. Il nuovo prodotto è innovativo per la saldatura termica, la struttura a 14 pannelli e la nuova trama superficiale 'decorata' con una serie di stelle rosse, bordate oro su uno sfondo grigio.
E con il motto scelto da Adidas "All roads lead to Rome", tutte le strade portano a Roma, resta solo il rammarico che a sfilare per le vie della capitale e a prendere a calci il Final Rome (questo il nome del pallone) non ci sarà neanche una squadra italiana.

Caterina Camerlengo / Eurosport

In cantiere la Superlega Europea Rimpiazzerà Champions e Uefa

Potrebbe partire dal 2012. France Football illustra l’idea del nuovo campionato europeo per società. Ci saranno quattro squadre italiane


Una ‘Superlega' europea potrebbe vedere la luce nel 2012. Il magazine francese ‘France Football’ propone un dossier nel quale illustra l’idea del nuovo campionato europeo per società, progetto a cui starebbero già lavorando i club.

Il torneo, articolato in 3 categorie, dovrebbe rimpiazzare la Champions League e la Coppa Uefa garantendo alle squadre ricavi nettamente superiori a quelli attuali. Il progetto non verrebbe attuato senza il placet della Uefa, la federazione continentale.

Lo schema a cui fa riferimento ‘France Football’ prevede l’organizzazione di un supertorneo articolato in 38 o 42 date. Di conseguenza, verrebbe ridimensionata l’importanza dei tradizionali campionati nazionali. Ci saranno quattro squadre italiane, quattro inglesi e quattro spagnole, piu' tre francesi e tre tedesche. Portoghesi, olandesi, scozzesi e belgi saranno ''dosati'' sapientemente.

Stando al periodico francese, il progetto di Superlega, si articolerà in tre divisioni - serie A, B e C - con promozioni e retrocessioni. In prima divisione si ritroveranno le attuali ‘’grandi’’ della Champions League, mentre in serie B finirebbero le medio-piccole della Champions più le migliori della coppa Uefa.

L’accesso non avverrebbe soltanto in base a criteri sportivi, ma anche a ‘’bonus storici’’ o a ‘’inviti’’ che potrebbero favorire questo o quel club tradizionalmente forte ma al momento in crisi. Tutto da stabilire il criterio con il quale i vincitori delle competizioni nazionali accederanno a questo Supercampionato.

France Football fa i nomi di alcune delle squadre che hanno sottoscritto il progetto: Milan, Manchester, Real Madrid, Barcellona, Inter, Porto e Lione. Spaccato il Bayern Monaco per l’opposizione di Karl-Heinz Rummenigge.

Per Platini, che al contrario manifesta la sua preferenza per l’antica formula delle coppe europee (in Champions solo i campioni), l’Uefa ‘’ascolterà tutti, è un’organizzazione democratica. Alla fine spetterà all’esecutivo pronunciarsi. Fosse per me tornerei alle origini delle Coppe europee, alle partite ad eliminazione diretta fin dal primo turno. Ma bisogna stare a sentire tutti e analizzare quello che ci propongono".

il sole 24 ore

Mercato Inter: dipende tutto da...

Dopo l'eliminazione in Champions, comincia a muoversi il mercato nerazzurro. Bisognerà vedere se Moratti accontenterà le richieste di Mourinho che, in caso contrario, potrebbe anche decidere di lasciare Milano per il Real Madrid

Dopo l'ennesima eleminazione agli ottavi di Champions League, in casa Inter si raccolgono i cocci perché c'è ancora uno scudetto da vincere anche se in via Durini si sta già pensando alla prossima stagione in cui tutte le energie saranno concentrate verso l'Europa. Al termine della sfida col Manchester, Mourinho è stato abbastanza chiaro: "Questa squadra è perfetta per vincere in Italia, ma per puntare alla Champions serve ben altro...". Tradotto in breve, il tecnico lusitano presenterà a Moratti i tasselli da inserire nell'attuale rosa - che ovviamente dovrà essere sfoltita. Innesti che dovranno essere però di assoluta qualità: per puntare a vincere in Europa, infatti, l'Inter dovrà cercare di acquistare giocatori di caratura mondiale e non semplici rincalzi. Il problema però potrebbe proprio essere questo: chi ha i fenomeni se li tiene o li vende a peso d'oro e, sicuramente, Moratti non è né Abramovic né lo sceicco del City e quindi prima di tutto ci sarà da sfoltire la rosa.
DIFESA: è sicuramente il reparto in cui bisognerà operare di meno. Maicon, Santon, Samuel, Cordoba e Chivu sono intoccabili, mentre ci sarà da capire cosa vorranno fare Materazzi e Maxwell, un po' delusi dopo le ultime esclusioni. Uno tra Rivas e Burdisso partirà, se non entrambi, mentre in caso di epurazione più pesante, dal Chelsea potrebbe arrivare un fedelissimo di Mourinho: Carvalho .
CENTROCAMPO: qui, invece, ci sarà molto da lavorare. Detto che Cambiasso è uno dei più forti al mondo nel suo ruolo e che Zanetti sembra non invecchiare mai, il capitano tra un anno avrà 36 anni, e i due non potranno tirare sempre la carretta per tutta la stagione. Muntari non ha convinto in pieno, mentre Viera lascerà quasi sicuramente Milano. Stankovic, anche lui over 30, non è un Cristiano Ronaldo o un Gerrard per intenderci, ovvero un giocatore capace di decidere da solo un match. Mancini e Quaresma, invece, partiranno quasi sicuramente, così come Jimenez. Sulla lista di Mourinho i nomi evidenziati per rinforzare il centrocampo sono principalmente due, visto che Lampard e Gerrard non lasceranno mai Chelsea e Liverpool. Si tratta del ghanese Essien, che arrivò al Chelsea proprio su richiesta del portoghese, e Diego del Werder Brema. Qui ci sarà da battere la concorrenza della Juventus che, però, negli ultimi giorni sembra aver dirottatto le proprie attenzioni sullo spagnolo Silva del Valencia. Hamsik del Napoli (che però costa tantissimo, circa 35 milioni di euro) e Aquilani della Roma le alternative, mentre Jenas del Tottenham sarebbe solamente un buon rincalzo per dare alternativa ai titolari.
ATTACCO: partiranno Cruz, Crespo e Obinna, Adriano dovrebbe restare, mentre Acquafresca tornerà sicuramente dal Cagliari. Mourinho, però, vuole un killer d'area da rigore, un centravanti da 20-25 gol a stagione, con esperienza internazionale. Insomma, l'uomo che è mancato all'Inter in questi anni in Europa. Ibrahimovic non basta, così come Adriano, mentre Balotelli è ancora troppo acerbo. Drogba è il sogno, ma l'ivoriano dopo alcuni mesi bui sembra finalmente aver ritrovato la propria dimensione a Londra e quindi difficilmente il Chelsea si priverà dell'ivoriano che resta comunque il preferito di Mourinho. Poi c'è il Principe Milito, ma qui oltre a convincere Preziosi c'è da superare l'amore incondizionato di un'intera città verso il calciatore argentino. La terza opzione si chiama Karim Benzema , ma il francese - oltre a essere carissimo (il Lione vuole almeno 50 milioni di euro) - finirà molto probabilmente in Spagna, con il Barcellona leggermente favorito sul Real Madrid. Mourinho, però, chiederà anche un giocatore con caretteristiche diverse, meno centravanti e più seconda punta. Qui il favortito numero uno è il Kun Aguero con l'Atletico Madrid già rassegnato a perdere il sudamericano; l'alternativa al fantasista dei Colchoneros è un altro argentino, ovvero quel Carlitos Tevez che nel Manchester United non trova spazio nell'undici titolare e che Ferguson difficilmente riscatterà dovendo sborsare una cifra vicina ai 30 milioni di euro.
Bisognerà vedere, però, cosa vorrà fare Moratti che un anno fa liquidò Roberto Mancini per puntare su Mourinho, l'allenatore giusto per vincere la Champions, ma che al primo tentativo ha fallito come il suo predecessore nonostante i 50 milioni di euro (circa) spesi l'estate scorsa per i vari Muntari, Mancini e Quaresma. Il numero uno interista avrà voglia di accontentare ancora il tecnico lusitano o a giugno si rischierà di assistere a un nuovo, clamoroso, divorzio nerazzurro..? Anche perchè in Spagna (secondo "Sport") il tecnico lusitano si sarebbe già offerto al Real Madrid: ma questa è tutta un'altra stroria....

Alessandro Brunetti / Eurosport

Ancelotti, stoccata a Mourinho


Ha aspettato l'occasione e alla fine Carlo Ancelotti la sua stoccata a José Mourinho l'ha portata. Dopo essere stato oggetto di polemica da parte del tecnico portoghese, l'allenatore del Milan ha aspettato l'eliminazione dell'Inter dalla Champions League per replicare.

"Sono tutti sono felici dell'eliminazione dell'Inter? Mourinho si chieda come mai..." ha detto al Corriere Ancelotti che resta anche l'ultimo allenatore italiano ad aver battuto il Manchester. Il tecnico rossonero ha poi parlato del ridimensionamento del calcio italiano: "Il problema è la mentalità. Siamo troppo timorosi, gli inglesi giocano più spensierati".

The Italian Flop

Se è vero che la Juventus ha fatto sudare il Chelsea giocando a Londra così come a Torino al massimo delle proprie possibilità, priva di elementi fondamentali quali Sissoko e Camoranesi, tanto per citarne due; se è vero che la sontuosa Roma di ieri sera con qualche cerotto in meno sarebbe, con molta probabilità, riuscita a chiudere la pratica entro i 90 minuti, evitando l’ennesima bruciante eliminazione ai penalties, se è vero che l’Inter all’Old Trafford ha preso un palo è una traversa ecc… ecc…

E’ altresì vero però che il Chelsea nel doppio confronto con la Juventus ha dimostrato di possedere più solidità e più qualità dei bianconeri, una Juventus oramai rilanciata a tutti gli effetti nel calcio che conta ma a cui è evidente manchi ancora qualcosa in organico per poter realmente competere con le superbig. E’ altresì vero che l’ abulico Arsenal dell’Emirates Stadium avrebbe potuto vincere 8-0 contro i giallorossi, senza rubare nulla. Così come nessun interista che non sia Mourinho avrebbe avuto qualcosa da recriminare se i Red Devils avessero strappato dal San Siro un successo corsaro evitato soltanto dai miracoli (oramai sempre più frequenti) di quel Julio Cesar candidato ad insidiare i posti del podio dei migliori portieri del globo (Buffon, Casillas e Cech sono avvisati). Forse lo ’special one’ ieri sera sperava in un nuovo cross sbagliato di Balotelli, dopo che all’andata Adriano non era riuscito a segnare di nuovo col braccio dopo l’impresa nel derby!

Sono proprio i nerazzurri, la corazzata ‘made in Italy’ (si fa per dire, a guardare i passaporti dei giocatori in rosa) per antonomasia, ad uscire maggiormente ridimensionati dagli ottavi di finale. La Juventus si sta ancora lentamente ricostruendo, eliminando passo dopo passo le scorie dello scandalo calciopoli (di cui, al contrario, la società di Moratti ha ampiamente beneficiato). La Roma quest’anno sta vivendo una stagione da “Dottor Jekyll e Mister Hyde”, che per com’era cominciata si può considerare tutto sommato positiva, ed il budget a disposizione della società giallorossa è decisamente inferiore a quello nelle casse di Via Durini. I nerazzurri non hanno sfigurato all’Old Trafford, ma il gap, soprattutto per quanto concerne la personalità, con i Red Devils è venuto fuori in maniera evidente ieri sera. Se Ibra non…cadabra, il game è over!

L’unica squadra italiana ‘a dimensione europeista’, il Milan, si è autoeliminata dai giochi all’indomani del successo di Yokohama del 2007, ed è stata defenestrata dalla Uefa in maniera indecorosa. Intanto il tricolore non va più di moda, e le conseguenze sono sempre più visibili, già da quest’anno: la terza classificata in Serie A sarà costretta ai preliminari.

PS: chi l’avrebbe mai detto ad inizio stagione che a marzo nelle competizioni europee l’Italia sarebbe stata rappresentata da un unico club, L’ UDINESE??? (Redazione 9online.it)

Champions League - Mourinho avverte: "Siamo pericolosi"

Lo Special One non teme i 'red devils': "Sarà difficile anche per loro". Intanto, gli inglesi lo rimpiangono e lui ammicca: "A Manchester mi sento a casa"

Mourinho è sempre Mourinho. Anche in vista della sfida contro il Manchester United, sfida che vale almeno metà stagione, il tecnico dell'Inter non perde le proprie sicurezze.
"Siamo pronti, all'Old Trafford sappiamo cosa fare e come creare problemi al Manchester. Il calcio è il calcio e anche loro sanno che non sarà facile", ha dichiarato lo Special One nella consueta conferenza stampa prepartita. Lo 0-0 dell'andata rappresenta un buon punto di partenza alla vigilia del match di ritorno degli ottavi e il portoghese ne è consapevole: "E' un buon risultato, nella mia carriera mi sono qualificato tante volte con un'andata senza reti. Si può superare il turno anche pareggiando".
Manchester United-Inter, un vero e proprio spettacolo di scena mercoledì 11 marzo all'Old Trafford. "Mi piace giocare partite così. La difficoltà maggiore per noi non sarà l'atmosfera o la tradizione negativa negli ottavi ma la qualità dell'avversario - ha spiegato il portoghese -. Se sento la pressione di questo stadio? Per me qui o a San Siro è esattamente la stessa cosa. In Italia, comunque, è sempre tutto un dramma, qui invece l'ambiente è diverso e per me è un piacere. A Manchester sono venuto tante volte, mi sento a casa", ha concluso Mourinho. Un ammiccamento ai "red devils", forse? Bè, gli inglesi lo rimpiangono, dicono che senza di lui la Premier League non è più la stessa e lo considerano il successore ideale proprio del rivale di Champions, sir Alex Ferguson, quando andrà in pensione. Una prospettiva che inorgoglisce il tecnico nerazzurro. "Sapere questo fa bene al mio ego. In Italia ho avuto settimane di passione - ha dichiarato il portoghese -. Io un giorno al Manchester? Magari tra vent'anni. Per ora lasciamo Alex al suo posto, lui è forte, è fantastico. A me va benissimo così".

Lorenza Teti / Eurosport

Champions League - Ranieri "Sconfitta a Londra decisiva"

Il tecnico bianconero spiega i motivi della mancata qualificazione ai quarti: "Non aver segnato a Londra è stato decisivo. Se fossimo passati noi non sarebbe stato uno scandalo". Del Piero: "Se non fosse uscito Nedved..."

Claudio Ranieri se ne fa una ragione, ma il rammarico è difficile da nascondere. "La qualificazione - spiega il tecnico bianconero - l'abbiamo buttata a Londra, dove non abbiamo fatto gol e in Champions è importantissimo questo fattore. Ma devo ringraziare la squadra e il pubblico, che ci ha applaudito alla fine".
"Certo - aggiunge - se fossimo passati noi non sarebbe stato uno scandalo, ma è giusto riconoscere i meriti del Chelsea. Non scopriamo l'acqua calda se diciamo che il Chelsea è più forte, visto che è andato in finale lo scorso anno e con gli investimenti che ha fatto".
E adesso? "Speriamo che l'eliminazione non ci tolga stimoli. Il positivo, è che ora, contrariamente a tutto il resto della stagione, possiamo allenarci". E per il futuro, che prospettive ha questa squadra? "Adesso dobbiamo prendere giocatori importanti che ci facciano fare il salto di qualità, anche se in questa competizione non abbiamo sfigurato, perché abbiamo perso solo una partita e con il Chelsea. Se penso a dove eravamo due anni fa, comunque, non abbiamo certo sfigurato".
I fischi per la sostituzione di Iaquinta? "Fanno parte delle decisioni che un allenatore deve prendere. Mi serviva la freschezza di Giovinco che allargasse il gioco, perché non potevamo più andare avanti con i lanci lunghi,, li prendevano tutti. Spero abbiano apprezzato la prova di Giovinco".
Facce stanche e quasi rassegnate tra i giocatori. Del Piero sintetizza così: "Usciamo con due rimpianti, la perdita di Nedved e il gol del pari nel recupero. Però adesso dobbiamo trasformare la delusione in carica, a partire da sabato con il Bologna. Ringrazio il pubblico, che è stato stupendo".
Gigi Buffon analizza in questi episodi la partita: "Il pari ci stava anche, ma la perdita della fisicità di Chiellini ci ha penalizzato troppo. Sul gol del primo pari, c'erano 50 probabilità su cento che la prendessimo noi o l'avversario. Peccato e grazie al pubblico, che ci ha sostenuto in modo grandioso".
Guus Hiddink è impassibile ma nettamente soddisfatto: "'Avevamo cominciato male, lasciando troppo spazio alla Juventus - spiega il tecnico olandese deo 'blues' - , ma poi abbiamo reagito e abbiamo sempre dimostrato di poter fare gol. Siamo andati molto bene sulla fascia sinistra e lì abbiamo costruito la nostra vittoria". "Il gol di Drogba? Non so se era fuori o dentro - dice il ct della Nazionale russa - ma accetto la decisione dell'arbitro. La tecnologia, però serve, eccome. L'avevamo già sperimentata negli anni Ottanta e il risultato era stato buono". "Il rigore? Se l'arbitro ha fischiato vedendo un mani, vuol dire che era giusto così", conclude Hiddink.

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Champions League - Sveglia Spalletti: "Bel gioco? Conta vincere"

Il tecnico della Roma carica la squadra in vista del match con l'Arsenal: l'unica cosa che importa è arrivare ai quarti di finale rimontando il ko dell'andata di Champions

Giocano bene. A volte benissimo. Forse troppo. Luciano Spalletti se l'è sentito dire fin troppe volte parlando della sua Roma. E stessa sorte è toccata all'avversario di turno, Arsene Wenger. Giallorossi e Arsenal sono tra le formazioni che propongono il miglior calcio a livello europeo. Peccato che quando si tratta di venire al sodo molto spesso le bollicine di champagne finiscano per perdersi nell'aria. Spesso, non sempre. Di certo non ora. Questo, almeno, sembra pregare Spalletti. Il tecnico romanista ha voluto mettere in chiaro tale aspetto in vista del ritorno degli ottavi di Champions, quando i suoi dovranno rimontare l'1-0 subito a Londra.
"E' un passaggio fondamentale della stagione - ha dichiarato in conferenza stampa - Dal mio punto di vista arrivo carico al punto giusto perché ho fiducia nei ragazzi. Quando i miei hanno giocato partite di questo livello hanno sempre dato la risposta che ci aspettavamo. Questo mi dà serenità. Poi in questi quattro anni di partite importantissime ne abbiamo giocate molte. E questa è una di quelle. Non mi interessa più il fatto che la squadra giochi bene. Di avere gioco e risultato in una partita non mi interessa più. Mi interessa fare come fanno un po' anche gli altri: andare dritto per dritto all'obiettivo e portare a casa il risultato". Chiaro, anzi chiarissimo. Sincero, forse, un po' meno. Perché pensare che la squadra di Spalletti rinunci a quanto seminato da tre anni e mezzo a questa parte pare onestamente difficile.
Di certo, però, dovrà essere una Lupa grintosa all'impossibile. Capace di avere la meglio sui Gunners anche, se non soprattutto, con la forza dei nervi. Quella fisica, infatti, sembra in riserva. E l'infermeria è satura. Mancheranno lo squalificato De Rossi e gli infortunati Cassetti, Perrotta e Cicinho. Doni, Juan, Totti e Vucinic stringeranno i denti. Mexes giocherà nonostante la febbre, Aquilani si è bloccato nella rifinitura e rischia di andare in panchina, mentre Pizarro sarà in dubbio sino all'ultimo per un posto da titolare. Situazione tutt'altro che allegra, che imporrà a Spalletti di decidere all'ultimo. Ben diverso, invece, pare essere il clima sull'altra sponda, quella londinese. Il successo dell'andata ha sbloccato i Gunners, tornati a segnare con frequenza (6 gol nelle ultime due partite, anche se contro avversari decisamente abbordabili) e finalmente con un numero accettabile di indisponibili.
All'Olimpico mancheranno l'ex interista Silvestre, così come le stelle Fabregas e Adebayor. Eduardo e Walcott sono tornati in squadra e sono pronti per giocare uno spezzone nella ripresa, mentre Kolo Touré e Gallas hanno pienamente recuperato e partiranno titolari al centro della difesa. Forse per questo, il tono delle parole di Wenger è ben diverso da quelle di Spalletti. Il francese non cambierà il proprio approccio di una virgola. "Dobbiamo andare in campo e fare il nostro gioco - ha dichiarato - E' molto importante attaccare e segnare un gol. Perché la Roma gioca sempre un gran calcio offensivo e permettere loro di fare quello che preferiscono per 90 minuti non è il massimo". Sagge parole. Del tutto prive di pretattica.
Sarà perché i favori del pronostico sono dalla sua? Potrebbe essere. Anche perché guardando ai precedenti storici c'è da tremare (in ottica romanista). L'Arsenal ha vinto tre delle ultime quattro trasferte in Italia, tra cui un 3-1 alla Roma nella Champions 2002/03 e il 2-0 di San Siro contro il Milan degli ottavi di un anno fa. Solo una volta i Gunners non si sono qualificati dopo aver vinto in casa nell'andata di una competizione europea, contro il Valencia nel 2000/01. Di segno opposto la storia giallorossa. La Roma non passa un turno a eliminazione diretta contro un'inglese dal 1999 (sedicesimi di Coppa Uefa contro il Newcastle) ed è stata buttata fuori dalle ultime due edizioni di Champions sempre da una britannica. Ma, almeno, erano i quarti. E dall'altra parte c'era il Manchester United. Forse ha davvero ragione Spalletti. Meglio pensare solo e soltanto a vincere.

Eurosport

Champions League - La voglia di David, la febbre di Mexes

Mentre Ranieri sembra intenzionato ad affidarsi alla voglia di riscatto del francese, Spalletti fa i conti con una formazione piena di acciaccati, e Mourinho prepara le solite sorprese

Emergenza. E' la parola che, in modi diversi, accomuna purtroppo le tre italiane che si preparano ad affrontare il ritorno degli ottavi di Champions League, secondo atto della sfida incrociata tra Serie a e Premier League. Senze creare allarmismi eccessivi, il minimo che si può dire è che Ranieri, Spalletti e Mourinho speravano di presentarsi all'appuntamento in condizioni migliori.
Nella prima sfida di questa sera, il tecnico juventino dovrà inventarsi difesa e centrocampo. Alle assenze ormai croniche di Camoranesi e Cristiano Zanetti, si sono infatti aggiunte negli utlimi giorni quelle di Marchionni, Legrottaglie e soprattutto Sissoko, pedina fondamentale del centrocampo, soprattutto in un confronto contro gente come Ballack, Lampard, Mikel e, volendo, anche il recuperato Essien (che partirà però dalla panchina). Se nella linea arretrata sembra scontata la presenza di Mellberg al fianco di Chiellini, in mezzo al campo Ranieri deve decidere se puntare sulla freschezza di Marchisio o la cattiveria agonistica di Poulsen. Si parla anche di un'ipotesi tridente, con Iaquinta esterno ad affiancare la coppia di attacco, che pare proprio sarà Del Piero - Trezeguet. Se la scelta di rinunciare ad Amauri, e puntare sulla volgia di riscatto del francese, sembra audace, l'idea di affidarsi al tridente pare davvero eccessiva. Più probabile allora il ricorso all'esperienza di Salihamidzic. Sul fronte opposto, Hiddink annuncia una partita d'attacco, ma con ogni probabilità si affiderà al solo Drogba di punta, con Kalou e Malouda a sostegno. Dietro, Carvalho è recuperato, difficile però che il tecnico olandese lo rischi subito in un match così importante: più facile vedere in campo la coppia Terry-Alex.
Per la Roma, la buona notizia è che Totti quasi sicuramente ci sarà. La domanda però è sempre la stessa degli ultimi mesi: in quali condizioni? Una domanda che purtroppo per Spalletti questa volta non coinvolge solo il capitano. La lista degli indisponibili è presto fatta: Cicinho (operato ieri), Perrotta e Cassetti, cui si aggiunge l'assenza più grave, quella dello squalificato De Rossi. Il problema è che tra i disponibili molti sono gli acciaccati, oltre a Totti. Le condizioni di Pizarro sono sensibilmente migliorate, rispetto all'allarme di sabato, ma Spalletti deciderà domani se rischiarlo. In gruppo è rientrato Aquilani, ma la caviglia è ancora dolorante, e il rischio di una ricaduta sembra sconsigliarne l'utilizzo dal primo minuto. Sia Aquilani che Pizarro sono comunque convocati, e almeno uno dei due dovrebbe esserci. Ci sarà sicuramente Vucinic, che ieri si è allenato a parte per un affaticamento: il montenegirno probabilmente agirà sulla sinistra alle spalle di Totti, con Taddei sull'altra fascia e forse Julio Baptista in mezzo. La tegola dell'ultima ora è la febbre di Mexes, che però non può mancare. Almeno la Roma comunque può consolarsi con l'idea che gli avversari non stanno meglio: va bene il recupero di Eduardo, ma un Arsenal senza Fabregas e Adabayor non è lo stesso Arsenal.
Per l'Inter le ultime ore hanno riportato un po' di serenità, dopo il doppio infortunio di Materazzi e Burdisso contro il Genoa, cui ieri si è aggiunto il definitivo forfait di Chivu. Cambiasso sembrava destinato ad arretrare ancora una volta al centro della difesa, ma nelle ultime 24 ore si è diffuso ottimsimo sulle condizioni di Samuel. Il Cuchu quindi dovrebbe essere nel cuore del centorcampo, dove Mourinho può scegliere tra diverse opzioni. La certezza della vigilia (vediamo quanto durerà) è che il tecnico portoghese si affiderà a un'unica punta (serve dire chi?), in un modulo quasi spallettiano in cui alle spalle dell'Intoccabile potrebbero muoversi Stankovic e il redivivo Mancini. In ogni caso pare che Mou voglia comunque regalare qualche sorpresa, tipo la definitiva consacrazione di Balotelli a scapito di Adriano, e il rilancio (azzardato?) di Vieira al posto di un Muntari che nelle ultime settimane è sembrato effettivamente in calo. Sull'altro fronte, le assenze sono sempre quelle di Gary Neville, Rafael e Brown, ma Rio Ferdinand ha recuperato e tornerà quindi a formare con Vidic (squalificato all'andata) quella che è forse la più forte coppia di centrali del panorama europeo. A destra si sacrificherà ancora una volta O'Shea, forse unico punto debole di una squadra che per il resto ha solo problemi di abbondanza. Rispetto al match di quindici giorni fa, dovrebbe esserci spazio per Scholes e Rooney, al posto di Giggs e Flethcer.
fonte: Guido Guenci / Eurosport
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